Languages Are Going Extinct Even Faster Than Species Are

Screen Shot 2014-09-12 at 10.32.24 PMEyak elder Marie Smith-Jones was honored at the Chickaloon powwow in 2001, Chickaloon, Alaska. (Photo by Marc Lester/Anchorage Daily News/MCT via Getty Images).

“The world’s roughly 7000 known languages are disappearing faster than species, with a different tongue dying approximately every 2 weeks. Now, by borrowing methods used in ecology to track endangered species, researchers have identified the primary threat to linguistic diversity: economic development. Though such growth has been shown to wipe out language in the past on a case-by-case basis, this is the first study to demonstrate that it is a global phenomenon, researchers say.” Read more on the Huffington Post.

Original article by Emily Underwood.

Tyler Heston reviews K. David Harrison’s acclaimed book, “The Last Speakers”

Harrison Last Speakers coverIn Language Documentation & Conservation Volume 8 (2014), pp. 113-118, Tyler Heston reviews K. David Harrison’s acclaimed book, “The Last Speakers”:

The Last Speakers is a highly personal look at language documentation, language endangerment, and language extinction. The book focuses on the experiences of individual speakers of highly endangered languages and the author’s own experiences as a linguist working with them. While aimed primarily at non-linguists, his engaging style, detailed examples, and colorful anecdotes make this a book that can be enjoyed by linguists and non-linguists alike.

Harrison’s work fulfills an important niche in the literature by not only discussing the need for documentation on a global level, but also by demonstrating the effects of endangerment on individual people and communities around the world. This juxtaposition of the local and global scales is one of the strong points of the work that sets it apart. The discussion of the global level sets the issues in context, while the individual stories exemplify the effects of endangerment on a personal level around the world.”

Download the full review by Tyler Heston here.
Read the rest of Language Documentation & Conservation Vol.8.
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Enjoy!
 

Language Diversity in the United States

The infographic below was made by FreePeopleSearch.org. Among many other interesting facts, it shows that the people of the USA speak 420 languages, 214 of which are indigenous languages, and 206 are immigrant languages. Many of the indigenous languages are currently in danger of disappearing.

Many languages,one america, an infographic from FreePeopleSearch.org

Workshop at K’ulb’il Yol Twitz Paxil in Guatemala

We are pleased to announce that we will be teaching a digital skills workshop at K’ulb’il Yol Twitz Paxil: The Academy of Mayan Languages in Guatemala City, in the first week of June 2014. We will be working with local speakers to build Taking Dictionaries for the following Mayan languages: Mopan, Tektiteko, Uspanteko, Ch’orti’, Itza, and Sakapulteko. The workshop will also include Ngäbere, a Chibchan language spoken in Panama.

Visit The Academy of Mayan Languages’ website and learn more about their excellent programs.

 
ImageA Mayan ceremony featured on the The Academy of Mayan Languageswebsite
 
 

“The Linguists” and Dr. K. David Harrison at Loudoun Campus

The Loudoun Campus will host, “Talk of the Town: A Film Screening of ‘The Linguists’ and Keynote Speaker Dr. K. David Harrison.” The Linguists is an Emmy-nominated documentary produced in 2008 by Ironbound Films.

Event details
Monday, April 14th, 2014.   7:30 p.m. to 9:30 p.m.
Loudoun Campus, Northern Virginia Community College (1000 Harry Flood Byrd Hwy, Sterling, VA 20164)
Waddell Theatre

This event is free and open to the public (more details here). There will be a question and answer session, book signing, and an Honors Program potluck to follow on the third floor in the LR lobby.

Screened at the Sundance Film Festival, “The Linguists” is a fascinating and compelling look at language extinction and documentation. It follows two linguists, Greg Anderson of the Living Tongues Institute for Endangered Languages, and Dr. K David Harrison of Swarthmore College as they travel from the Andes Mountains in South America to villages in Siberia, and from English-Hindi boarding schools in Orissa, India, to an American Indian reservation in Arizona.

The film addresses such issues as the spread of major global languages and how they contribute to language extinction, political and social reasons that some languages have been repressed, and reasons that language revitalization and language documentation are important.

In addition to being an anthropologist, Harrison is a National Geographic Fellow and a co-director of the Society’s Enduring Voices Project which documents endangered languages and cultures around the world. He has done extensive fieldwork with indigenous communities from Siberia and Mongolia to Peru, Colombia, India, Nepal and Australia. His work has been featured in numerous publications including The New York Times, USA Today and Science and on “The Colbert Report”. He received his doctorate from Yale University and is currently an associate professor at Swarthmore College near Philadelphia.

ImageAnthony Degio (left) listens to playback of a Koro language story, with K. David Harrison, Takpa Yame and Greg Anderson. Photo by Jeremy Fahringer

Le 10 cose principali da sapere sulle lingue in pericolo

di Anna Luisa Daigneault | Living Tongues Institute for Endangered Languages

tradotto da Martino Dellavedova

In occasione della “Giornata Internazionale della Lingua Madre” dell’UNESCO (21 febbraio) vorrei richiamare l’attenzione su alcune questioni-chiave relative alla scomparsa delle lingue. Con la crescita mondiale del movimento per la salvaguardia e la rivitalizzazione linguistiche si è data una sempre maggiore attenzione mediatica alle lingue in pericolo, e questo è un grande passo in avanti per gli attivisti delle lingue indigene che richiedono un maggiore rispetto e riconoscimento di esse. Ma ci sono ancora molte sfide aperte che gli attivisti devono affrontare. Voglio condividere il presente elenco per aiutare un pubblico più vasto a capire gli sforzi che la rivitalizzazione linguistica richiede, e magari sfatare alcuni miti sorti attorno alle lingue in via d’estinzione, con la speranza di aiutare la gente a capire che cosa significhi la scomparsa di una lingua. Senza aggiungere altro, ecco le dieci cose principali da sapere sulle lingue in pericolo:

10. Dall’inizio del 20esimo secolo le lingue minoritarie hanno ceduto a quelle dominanti ad un ritmo crescente e senza precedenti.

Ciò accade rapidamente soprattutto negli ex-insediamenti coloniali. Tale rapido processo di cambiamento linguistico è collegato agli effetti tuttora in corso della colonizzazione, dell’assimilazione culturale, dell’urbanizzazione e della globalizzazione. Quando si ha una riduzione della varietà locale, ciò provoca l’erosione culturale, la perdita delle lingue minori, e col tempo può portare persino alla perdita dell’identità culturale.

9. Fino a metà delle 7105 lingue esistenti al mondo potrebbero rischiare di estinguersi.

Svariate migliaia di lingue sperimentano attualmente qualche grado di minaccia. E va notato che non sono in pericolo solo molte singole lingue, ma intere famiglie linguistiche rischiano di estinguersi, cosa che sarebbe una perdita incolmabile per l’umanità.

Nell’analizzare il grado di pericolo in cui si trova una lingua, per definirla “salva” non basta basarsi sul numero di parlanti. A volte si trova una lingua che ha un’ampia comunità di parlanti, ma, se la loro età media supera i 50, questo indica che non si tramanda quella lingua ai bambini. È dunque una lingua instabile, e il numero di quelli che la parlano correntemente calerà presto. La lingua potrebbe estinguersi nel giro di una sola generazione o due. In altri casi, invece, il numero di parlanti può anche essere minimo, ma se vi sono abbastanza parlanti per ogni fascia d’età, allora evidentemente la lingua viene trasmessa ai più giovani della comunità e quindi può sopravvivere per più generazioni a venire.

8. Molte delle lingue a rischio non sono mai state registrate né messe per iscritto.

É così. Esistono molte lingue di cui non abbiamo registrazioni audio. Le registrazioni audio ad alta qualità di parole e frasi di una lingua sono uno strumento essenziale per una comunità che non ha molti parlanti “fluenti” rimasti, e che spera di mantenere la pronuncia corretta della lingua anche dopo la scomparsa degli ultimi parlanti, se questo è l’eventuale esito del processo di mutamento in corso in quella comunità. I prossimi decenni saranno un periodo cruciale per la registrazione degli ultimi parlanti delle lingue che si trovano nelle situazioni più critiche, e per supportare i locali attivisti linguistici indigeni che svolgono il grande lavoro di rivitalizzare nelle proprie comunità lingue relativamente meno a rischio e minacciate. Ottime registrazioni audio sono anche essenziali per i linguisti che desiderano analizzare i suoni e l’assetto di una lingua e assistere le comunità nello sviluppo di materiali adatti per la trasmissione di essa.

Inoltre, molte culture hanno tramandato il loro patrimonio per vie orali, senza usare sistemi di scrittura per la trasmissione della conoscenza. Ma il bisogno di un’ortografia adatta nasce comunque, una volta che i parlanti abbiano espresso la volontà che la loro lingua sia insegnata nelle scuole, sia presente nei media e sia riconosciuta a livello statale. In alcuni casi, se il sistema di scrittura viene creato troppo in fretta può non cogliere accuratamente la complessità dei suoni della lingua. I migliori sistemi di scrittura nascono quando collaborano tra loro parlanti fluenti, educatori fluenti e altri specialisti, che impegnano il proprio tempo per trovare un sistema di scrittura ben rispondente ai bisogni della comunità e facilmente trasferibile alle moderne interfacce informatiche. La creazione di buoni sistemi di scrittura, e la tecnologia di supporto che appronti caratteri speciali, richiedono tempo, applicazione, pazienza, coordinazione e denaro per pagare coloro che lavorano a questi progetti.

7. La perdita linguistica accade in quasi ogni paese del mondo.

Sta succedendo accanto a te. Con l’eccezione di paesi monolingue come l’Uruguay (dove molte lingue indigene furono sradicate), la Corea e una manciata di altri, si possono osservare perdite linguistiche nella maggior parte dei paesi del mondo. Chi vive in Canada, negli Stati Uniti o in Australia sarà sorpreso nello scoprire che la perdita linguistica non è solo un fenomeno esotico ma anche locale. Molte lingue delle Prime Nazioni del Canada, dei nativi americani ed aborigene, di cui si è sentito tanto parlare, sono a rischio, a meno che i parlanti abbiano i mezzi e le risorse necessarie per mantenere vive le proprie lingue. Anche nel caso dell’Europa ci sono molte lingue locali minoritarie di varie regioni che rischiano di scomparire.

Pur essendoci lingue a rischio quasi in ogni paese, va notato che il cambiamento linguistico non è distribuito equamente nel mondo, e si possono individuare dei “punti critici linguistici” (Language Hotspots), vale a dire le dense aree del pianeta che hanno il livello più alto di diversità linguistica, i gradi più alti di pericolo e le lingue meno studiate. Tali “punti critici” sono i luoghi in cui una documentazione linguistica è più urgentemente richiesta nell’epoca attuale.

6. Le lingue minoritarie sono una componente importante del patrimonio culturale immateriale dell’umanità.

Nel nostro mondo vario e multilingue, le lingue sono una fonte di ricchezza culturale. Formate dai luoghi in cui si sono radicate, le lingue minoritarie del mondo incorporano validi sistemi di conoscenza relativi all’adattamento culturale del popolo al suo ambiente. Strettamente connesse alla diversità ecologica, queste diverse lingue locali sono enciclopedie di tassonomie e di conoscenza ambientale accumulatesi per generazioni. L’estinzione delle lingue può portare anche alla scomparsa di antiche tradizioni spirituali. Le pratiche un tempo riflesse nella lingua potrebbero non esistere più allo stesso modo di prima; quindi conservare una lingua serve anche a mantenere intatte le tradizioni spirituali.

5. Gli attivisti per le lingue indigene e i collaboratori professionisti delle lingue lavorano duramente nell’anonimato, pagati poco o nulla.

Gli attivisti per le lingue indigene sono parlanti madrelingua che guidano gli sforzi locali per conservare le proprie lingue. Possono impegnarsi nell’insegnare la lingua a bambini ed adulti, nel registrare la conoscenza degli anziani, nell’organizzare attività, eventi culturali ecc. Ma spesso sono sottostimati dalla loro comunità, e guadagnano poco o nulla secondo i casi. Ovviamente ci sono anche comunità in cui gli attivisti e gli educatori sono ben ricompensati per i loro sforzi, per cui tutto dipende effettivamente dalla situazione locale. L’attivismo linguistico è un lavoro a tempo pieno. Se gli attivisti lavorano duramente senza stipendio, meriterebbero di essere retribuiti.

I collaboratori professionisti della lingua sono di solito ricercatori, linguisti e altri professionisti di media o di ONG che utilizzano le proprie abilità e conoscenze per assistere gli attivisti nel conservare le loro lingue. In molti casi queste persone sono a loro volta volontari, e non vengono pagate per il tempo che dedicano a questi progetti. Assicurare fondi per progetti di documentazione linguistica è molto difficile e può essere problematico, poiché non può essere garantito anno per anno.

4. La documentazione linguistica è un lavoro faticoso ma affascinante.

La vera documentazione scientifica di una lingua richiede molti anni per essere compiuta, e i migliori progetti di documentazione comportano una stretta collaborazione tra i madrelingua e gli altri membri della comunità interessati. Il lavoro è sempre più proficuo quando si ha la partecipazione di più linguisti qualificati che contribuiscono ognuno con la propria specializzazione.

3. I programmi di rivitalizzazione linguistica sono progetti di lunga durata.

Svolgere un progetto di rivitalizzazione linguistica non è come fare un tirocinio estivo. Una vera rivitalizzazione è possibile solo con un impegno a lungo termine di parlanti, educatori ed attivisti linguistici entro la comunità. I linguisti non possono salvare o conservare le lingue indigene, e per le comunità il cammino verso la rivitalizzazione non è facile.

2. La colpa non è di Internet.

C’è la diffusa quanto errata convinzione che Internet, in quanto potente tentacolo della globalizzazione, contribuisca alla rovina delle lingue minoritarie. In realtà è vero il contrario. Internet costituisce un’opportunità senza precedenti delle voci minoritarie per farsi sentire, grazie ai media civili. Inoltre, i mezzi d’apprendimento linguistico online, non solo aiutano a dare visibilità alle lingue minoritarie nella rete, ma aiutano anche i madrelingua a condividere le loro conoscenze e a mantenere contatti a grande distanza.

1. La tecnologia digitale non rimpiazzerà mai una viva comunità di parlanti, ma può aiutare a conservare e insegnare le lingue, come a tenere i contatti tra i parlanti.

Le innovazioni nelle tecnologie audio e video aiutano a conservare le registrazioni, possono servire come strumento d’insegnamento e per connettere delle persone ad altri parlanti della stessa lingua che non vivono nella stessa zona. Ora le comunità linguistiche a rischio possono creare spazi virtuali in cui i parlanti possono andare ad ascoltare la propria lingua, in qualsiasi parte del mondo si trovino. Applicazioni, social network, blog e forum linguistici sono un grande strumento per migliorare e facilitare la comunicazione, ma non possono certo sostituire i parlanti stessi.

Grazie per la lettura. Condividete l’articolo se vi è piaciuto!

Date un’occhiata alla nostra pagina sulle Risorse per le Lingue a Rischio, che elenca tutti gli sforzi di documentazione in corso nel mondo. Sulla pagina l’informazione è organizzata secondo i cosiddetti Language Hotspots (“punti linguistici critici”), cioè quelle dense regioni del mondo con il più alto tasso di varietà linguistica, i più alti gradi di pericolo e le lingue meno studiate.

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Anna Luisa Daigneault è Development Officer & Latin America Projects Coordinator presso il Living Tongues Institute for Endangered Languages.

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International conference in Wilamowice, Poland, June 11-13

ImageWe would like to help our colleagues at Revitalizing Endangered Languages spread the word out about their upcoming conference. The event takes place in Wilamowice, Poland, from June 11th to 13th, 2014. The focus of the conference is the following languages: Nahuatl, spoken in Mexico; and Lemko and Wymysorys, spoken in Poland.

Conference Title:

ENDANGERED LANGUAGES: COMPREHENSIVE MODELS FOR RESEARCH AND REVITALIZATION

Description:

The conference seeks to explore new approaches to language revitalization, such as the development of research models based on close collaboration between scholars and the native speakers of endangered languages as well as their communities. We plan to bring together and foster vital networking among field researchers in language revitalization and documentation, language activists and members of speech communities. We believe that the revitalization of a language cannot be accomplished unless its speakers’ voices are heard within the context of a global cultural heritage. Therefore attempts should be made to overcome the isolation of groups that struggle to preserve their languages. We are also convinced that cross-cultural contact and multilingualism, as well as the preservation and development of minority languages are sources of profound and long-lasting social benefits and innovations. The unique perspective that is coded within each language provides a distinct and unique set of critical and creative tools that are available to both native and non-native speakers.

The conference will provide a space for native speakers, community members and scholars to exchange and discuss common experiences as well as to present and discuss contributions to scientific knowledge about studied languages. It will be carried out within the framework of the project “Endangered languages: Comprehensive models for research and revitalization” carried out at the University of Warsaw, in collaboration with the Instituto de Docencia e Investigación Etnológica de Zacatecas (IDIEZ), Adam Mickiewicz University and the Pedagogical University of Cracow.

Our project focuses on three endangered languages in two countries: Nahuatl in Mexico; and Lemko and Wymysorys in Poland. The conference will be held in Wilamowice, southern Poland, where Wymysorys—a severely threatened ethnolect and the only remnant of a former Middle High German language exclave —is spoken, and where a number of revitalization initiatives have been taking place in recent years. Topics covered in the conference will be:

• Language, identity and culture

• Interdisciplinary approaches to endangered language maintenance and extension

• Bottom-up solutions and grassroots initiatives in language revitalization: strategies, success stories, theory and practice

• Importance of academic research and language documentation for revitalization programs

• Importance of historical identity and traditional knowledge in revitalization

• Recreating and strengthening literary culture in minority/indigenous groups

• Cognitive potential of indigenous/minority languages: implications derived from linguistic and psycholinguistic research

• Multi/bilingual language education

 

Submit questions about the conference to: revitalization@al.uw.edu.pl

Visit the host organization’s website: http://www.revitalization.al.uw.edu.pl/

Practical information about the Conference is located here.

Thanks for reading!